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Scene di guerriglia a Milano da parte degli autonomi

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11 marzo 2006


Nel pomeriggio di oggi 11 marzo, attorno alle 12.30, a Milano, violenti scontri tra manifestanti non autorizzati, probabilmente gruppi autonomi, e polizia hanno trasformato Corso Buenos Aires, una delle principali arterie commerciali del capoluogo lombardo, in teatro di guerriglia. La contromanifestazione era stata indetta per protestare contro quella autorizzata dell'estrema destra.

Corso Buenos Aires verso piazzo Oberdan, Porta Venezia ed il centro

Gli scontri si sono incentrati nel tratto di corso Buenos Aires compreso tra viale Tunisia, viale Regina Giovanna e piazza Oberdan, cioè la parte più verso il centro di corso Buenos Aires, in prossimità di Porta Venezia. In tale zona era infatti previsto il raduno dei manifestanti di estrema destra per la manifestazione del pomeriggio.

Alcuni manifestanti sono stati a stento salvati dalla polizia da un gruppo di alcuni milanesi inferociti dall'accaduto, che volevano linciarli.

Corso Buenos Aires verso la periferia, sullo sfondo si può notare l'incorcio con via Tunisia e il negozio McDonald Il negozio di AN in corso Buenos Aires, bruciato durante la manifestazione. Fotografato martedì 28 marzo 2006


Nello scontro sono andati a fuoco un negozio, sede di un punto elettorale di AN, un edicola con un motorino incendiato, quattro auto sono state date alle fiamme dalle molotov, sono state rotte diverse vetrine ed anche una bomba carta nel Mc Donalds all'incrocio con Viale Tunisia che ha ferito 4 agenti.

Oltre alle reazioni di indignazione da parte dei leader politici di ogni schieramento, hanno preso una dura posizione anche i residenti della zona e soprattutto i negozianti, stufi delle troppe manifestazioni di ogni colore che imperversano nella città e che troppo spesso danneggiano, oltre che le proprietà, anche l'immagine della città.

Alla fine delle violenze saranno 45 gli autonomi fermati.

I fatti di oggi non sono affatto giunti inattesi. La manifestazione dell'estrema destra era programmata da tempo e da tempo circolavano voci di una contromanifestazione di protesta organizzata da alcuni dei così detti centri sociali.
Ciò nonostante nessuno ha provveduto a proibire la manifestazione dell'estrema destra che, oltre a rappresentare un evidente pericolo di pubblica sicurezza, costituisce un'apologia del fascismo, reato perseguibile dalla legge italiana: infatti, in una Piazza San Babila colorata da stemmi della Fiamma tricolore, da croci celtiche e fasci littori, i manifestanti fascisti hanno intonato inni al "Duce", Benito Mussolini, e inveito contro il leader di AN, Gianfranco Fini. Per la cronaca, la manifestazione dell'estrema destra si è poi svolta regolarmente nel pomeriggio.

Da quanto si è visto dalle immagini trasmesse da alcune televisioni e dai racconti di alcuni testimoni inoltre sembrerebbe che la polizia abbia atteso troppo a disperdere la manifestazione non autorizzata, che era visibilmentemente intenzionata a creare disordini, fino a quando non sono stati appiccati i primi incendi e la situazione era oramai degenerata.

Unanime la condanna delle forze politiche: il centrodestra accusa il centrosinistra di appoggiare i teppisti che hanno messo a ferro e fuoco la capitale economica del Paese, ma l'Unione respinge fortemente le accuse, portando solidarietà agli agenti feriti negli scontri e affermando che i contromanifestanti teppisti non rappresentano il centrosinistra, a differenza dei veri centri sociali, come il Leoncavallo , che partecipa alla manifestazione indetta per il 12 marzo dall'ANPI , insieme a tutte le forze del centrosinistra.

Secondo quanto riportato dal telegiornale regionale sarebbero state chiuse per alcune ore le fermate Porta Venezia e Palestro della linea 1 della metropolitana.

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